Piatti e Vini della Tradizione

Enogastronomia

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Pasqua, una delle feste più attese dell’anno, in grado di rallegrare grandi e piccini è alle porte! Le più affaccendate casalinghe sono già pronte con il matterello in mano e scorte di chili di farina a realizzare alcune delle più buone prelibatezze che si realizzano per il periodo pasquale! Come per ogni festa, protagonisti sono la tavola ed il cibo, che diventano ogni anno un buon motivo per riunirsi a tavola e festeggiare con i parenti e gli amici! I dolci pasquali non possono di certo mancare sulla nostra tavola, dalle classiche uova di cioccolato, alle dolcissime colombe pasquali fino alle più antiche ricette di cui solo le nostre care nonne conoscono i segreti! Oggi vogliamo proprio svelarvi gli ingredienti ed i segreti di un’antica ricetta tradizionale che si usava realizzare nel periodo di Pasqua soprattutto nelle regioni del Sud e che sopravvive ancora oggi sulle tavole di molte casalinghe, affezionate alle squisite tradizioni del passato: la cuddhura cu l’ove!

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Dalla tradizione gastronomica del Salento e in particolare dalla Zona Ionica di Gallipoli, nasce la zuppa di pesce alla gallipolina, un piatto antico, sostanzioso e nutriente che veniva preparato per sfamare il popolo di pescatori che vi era insediato.

Nasce infatti da ingredienti poveri, come gran parte dei piatti salentini, e precisamente con le rimanenze del pescato. Oggi, come solo i salentini sanno fare, la sua rivisitazione e valorizzazione, l’hanno resa il piatto più ricercato a Gallipoli e in tutta la penisola italiana.

Una zuppa che nasconde il profumo del mare e che con il suo sapore intenso ci comunica il senso di famiglia e di calore.

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I pomodori Scattarisciati – conosciuti anche come “scattati”, in base al dialetto salentina che cambia di paese in paese – sono un piatto della cucina salentina che ci immerge direttamente nella cultura della cucina dei contadini. La cucina dei contadini ci ha regalato tanti piatti e ricette dal profilo “povero”, create cioè con le materie prime che la terra – amorevolmente coltivata – donava alle famiglie. Anche in questo caso, la caratteristica principale è quella degli ingredienti semplici e dimostra che, con i giusti abbinamenti, anche un semplice pomodoro può diventare un piatto gustosissimo.

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Il territorio Salentino, oltre a offrire i prodotti per la preparazione di gustosi e semplici piatti gastronomici, ci regala anche diverse varietà di uve che contribuiscono alla produzione di diversi vini, alcuni dei quali Doc. Oggi parleremo del “Salice Salentino”.

Oltre ad essere un paese dell’alto Salento, il Salice Salentino è una delle denominazioni di origine controllata che identifica, fin dal 1976, la produzione di vino nell’area leccese e brindisina, attorno alla zona – appunto – di Salice Salentino.

La denominazione Doc è riservata ai vini con vinificazione da uve di vitigno negroamaro, se non completamente almeno per il 75%. L’eventuale 25% deve essere comunque di uve a bacca nera, che rispettino alcuni requisiti (come per esempio la derivazione).

Esso si declina in sei diversi tipi di vino che vanno dal rosso al rosato, dal bianco al pinot (che viene anche spumantizzato), dall’aleatico dolce a quello liquoroso.

Quello che gode di maggior rilevanza e notorietà è il rosso, un vino di colore rosso rubino, che profuma di frutta rossa e spezie. Al palato regala morbidezza e calore, va servito a 16-18 gradi mentre per le versioni rosato e bianco si preferisce una temperatura più fredda.

Ogni declinazione di questo vino va a completare ed accompagnare ogni tipo di piatto:

  • Il Salice Salentino Rosso è l’ideale per accompagnare sughi di carne, carni miste, arrosti e formaggi stagionati;
  • Il Salice Salentino Rosato è perfetto per primi piatti leggeri, fritture, salumi, carni bianche e formaggi a media stagionatura
  • Il Salice Salentino bianco ed il Pinot sono perfetti per accompagnare il pesce crudo, antipasti leggeri, e formaggi freschi
  • L’aleatico liquoroso o meno, è preciso per abbracciare i dolci.

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